Foto cortesia di Simone Principe
Simone Principe è nato ad Isernia nel 1998.
Ha pubblicato recensioni sulla rivista “Il sarto di Ulm” della Macabor, e su vari blog letterari.
Nel 2020 pubblica Aria pulita al risveglio, la sua prima raccolta di poesie.
Seguono nel 2021 la sua prima raccolta di racconti Lungo la foce delle parole, in formato eBook; nel 2022 la raccolta di poesie Eremo del secolo; nel 2024 la raccolta di poesie L’età.
PREFAZIONE
Un crescendo tra respiri di consapevolezza; un canto
In tre sezioni che ripercorre esistenze, attraversa stanze abitate da differenti protagonisti e stabilisce una convivenza tra ricordi e presente, proprio e del mondo-tempo-luogo, che si sta abitando.
Simone Principe ha ben chiara la strada che conduce al fulcro della sua poesia, l’amore, non sottovalutato in
sterili declinazioni, ma vissuto nelle accezioni anche meno felici.
Il ricordo e ancor più il passare del tempo che muta la condizione sono motivi centrali in una poesia che
assomiglia tanto a quel giardino primordiale di sacra memoria, nel quale costruirsi come Persona.
Sembra di trovarsi contesi tra Hieronymus Bosch e il suo universo costellato di miriadi di micro figure inquiete e le pagine del Qoelet, tra le strofe dei tempi che scandiscono e decretano gli accadimenti. C’è un tempo
per ogni cosa sembrano dire chiaramente questi versi affidati al foglio e al lettore con una casualità solo
apparente.
Il tempo primo, “L’età bambina” che apre la silloge, è un varco dal quale emergono la formazione del poeta,
le aspettative e soprattutto le ombre che hanno partecipato alla costituzione di una scrittura decisa anche nella sua espressione più dolce. Mi getto sul
senso della mia alba, afferma Principe nello snodarsi di una strada che non appare semplice, quella che conduce all’analisi del rapporto tra sé e il primissimo universo di cui si entra a far parte. Emerge il desiderio di autonomia, la voglia di diventare quello che si desidera, la giovane età delle domande, delle incomprensioni e delle grandi speranze. La mostra della mia vita è in
preparazione / non ho messo bordi per contenere il vissuto / ho firmato questa via crucis / con le iniziali di gioia e dolore, / la migliore / luce per vedere / è data dalla prospettiva del cuore. È vivissima, fin dai primordi, una
chiarezza che smentisce l’anagrafe e apre alla poesia, in quel dualismo eruttivo del reale-ideale, apparenza-
realtà, che l’autore non teme di affrontare ed estromette non tanto confidando nella comprensione altrui,
quanto piuttosto per decretare un caposaldo al quale ancorare il suo lavoro e la sua crescita. Per formare nuova terra, insomma, sulla quale edificare ed edificarsi. le persone non hanno cura / estranei sul loro e sul nostro cammino, / vorresti liberare i petali, / incompreso vaghi nel campo sepolto.
Una lucidità che è presa di coscienza della realtà, manifestata da testi densi e versi lunghi, da componimenti
dall’aspetto diaristico e colloquiale con quel Sé che sta emergendo nei suoi tratti decisivi.
“L’età amata”, seconda sezione posta a cerniera tra sé e l’esterno, svela un altro tempo, quello più prossimo
alla poesia per eccellenza e quello che vede l’autore maggiormente propositivo e benevolo pur senza abbandonare l’indole interrogante e riflessiva; l’amore resta quel che muove il Sole e le altre stelle, fedele alla fecondità del poeta, che in questa sezione non si risparmia nel dare se stesso. Passione e anima rendono partecipativo
anche il lettore, che tra questi versi si ritrova in un grande progetto in via di realizzazione e che troverà ampio spazio nel passaggio dal singolo al plurale realizzato nella sezione finale del libro, “L’età epocale”. Essere
umano / è avere la carne pronta a sanguinare scrive Principe in una esplosione corale che non si può
mancare di notare e apprezzare .
Col proseguire della lettura non si assentano elementi caratterizzanti: la fanciullezza, come sguardo puro sugli
avvenimenti, la figura del bambino evocata anche nella metafora del non ancora corrotto dal mondo, il giudizio
sulle cose del mondo alla luce di posizioni anche pubblicamente accettate, il desiderio non saziato di
ricerca di un tempo che il poeta avverte esserci stato, nel tempo, e che ora sembra essersi diradato in un reale che
appare lontanissimo dalla promessa di felicità che inevitabilmente rende nostalgici per sempre.
Alla propria esperienza si affiancano riflessioni sul sociale, grande voglia di partecipazione ai temi correnti
(soprattutto nella terza sezione), mettendo in evidenza
punti di vista netti e ben formulati (l’uguaglianza sta nell’appartenere alla diversità) per pura passione e non per avere presa sul lettore. Emerge nitida la giovinezza del Poeta nel tentare di salvare il salvabile di quanto lo circonda, ammantando la scrittura di speranza e fiducia spesso emergente da espressioni proposte in negativo,
anche quando la stessa fiducia sembra essere smentita da un vissuto non roseo, ma in fase evolutiva e già per questa innegabile possibilità di variazione passibile di positività.
Simone Principe consegna al lettore un giornale di bordo,
consapevole di quel mare in tempesta evocato nella dedica ai genitori con cui apre il suo lavoro. Un mare-tempo che, però, si ha davvero tanta voglia di attraversare nel miglior modo possibile.
Angela Greco AnGre
Parole della notte
Luna muta
nelle parole della notte
che ha nostalgia dell’alba,
conosce la concreta essenza dell’uomo.
I bambini svegli sono a lezione ai banchi dei bar
orfani di genitori mai cresciuti.
Ragazzi e ragazze
hanno per perdizione se stessi
rincorrono vane ombre
visibili solamente con lo schermo
illuminato del telefono,
non hanno parole con cui parlarsi.
Col dolore che attanaglia
vorrei essere un bambino incosciente
con la testa fissa alla finzione
mentre fuori il mondo cresce,
ma sono un ragazzo anch’io
con ingenue colpe
i giusti sbagli
le sciocche speranze di cambiare,
con i pensieri in bottiglia, sbronzi
col vino delle nostre paure
non ci alziamo a vomitare
per non far barcollare il cuore.
Tutto attorno, alberi gonfi di lacrime
che i miei occhi non sanno piangere.
Madre non misericordiosa
Figlia che morire non puoi
fra le braccia di Maria,
tua madre non ha misericordia,
ti inchioda alla croce
come fossi carne altrui,
il tuo sangue
è di lacrime che soffrono
colano fredde, spente,
di speranza che pesa.
Figli e figlie
bisogna uscire dal sepolcro
con la sindone ancora addosso
per non lasciare niente che sia nostro
e alla vita dare fede di noi.
Estate
Estate
dove attendi il ritorno
posso farti compagnia
avere tutto l’anno il viso sudato
paglierino del tuo contrasto
non crepato dall’intervallo dell’inverno
e credere nella felicità
galoppando sull’aria calda
dove il futuro è la combustione
che tardi consumerà,
non c’è da preoccuparsi se le buche per strada
sono più o meno grandi
il passo ha sempre un appiglio
per non assecondare il vuoto.
Per respirare nell’afa del giorno
disconnetti il pensiero
strappa il telo dove si recita la vita
e improvvisa anche te stesso.
Estela
Se finissimo qui
non permetteremmo al tempo
di deturpare ciò che siamo
ciò che viviamo,
che si sente e non si dimentica.
Ti chiamo esistenza
ora che esiste una ragione
per essere con l’amore
quello che siamo con la vita:
giocolieri di emozioni
con l’equilibrio incerto
che rende tutto più vero.
