Foto cortesia di Valbona Jakova
In occasione del premio CYGNUS AUREUS,
Giornalista Melisa Shameti della RTSH, Radio Televisione Albanese, intervista la poetessa Valbona Jakova
Valbona Jakova, poetessa e traduttrice albanese.
I tuoi libri scritti finora sono sette in totale. Quest’anno ne verranno pubblicati altri due.
Le traduzioni di libri dal 1999 al 2024 sono 24, italiano-albanese e viceversa.
Premi 2001-2024, 15 premi diversi in totale.
Principalmente primi e secondi premi, libri e poesie.
In Albania: 2016 l’Associazione Internazionale di Poeti, Scrittori e Artisti “Pegasi” le conferisce il grande titolo Pegasian: “Traduttore dell’anno”.
Melisa. Possiamo definirti una mediatrice linguistico-culturale, hai tradotto dall’italiano: Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Umberto Bellintani, Beppe Costa, Jack Hirschman e dall’albanese molti poeti contemporanei come Nikollë Loka, Migena Arllati, Olimbi Velaj, Luan. Rama, Engjëll Berisha, Muharrem Kurti, e tanti altri. Quanta responsabilità ha la traduzione, dal momento che nell’adattamento nella lingua madre, la narrazione di cui parla l’evento, il racconto o la poesia, per quanto bella può essere considerata la traduzione, succede che si perde sempre qualcosa se non viene compresa dal lettore.
Valbona. Ogni parola, a parte il suo significato preciso, contiene in dono per le altre lingue a cui passa, il suo destino, il suono bello e attraente quando passa e si offre come dono, per la lingua accogliente. L’accostamento delle parole in un contesto tradotto è attribuito principalmente alle qualità del traduttore che mette in risalto le sue competenze letterarie e rivela una predisposizione di gusti personali. Dipende da che significato dà alla parola e da come riesce a sentire combaciarsi fuse, queste essenze, in una sola. Una delle varianti ausiliarie più belle della parola si trova nei sinonimi o nelle sfumature. Spesso provengono da frazioni di significato, da parole dialettali raramente usate, da prestiti antichi o recenti. Come tali, sono pieni di sorprese che richiedono un’attenzione particolare poiché, oltre alla bellezza, racchiudono anche la fragilità. Che cosa succede a loro?
Molte volte ricche di sfumature tra le più diverse, capita di transitare in uno spazio dove i significati possono sovrapporsi o spostarsi in un’area limitata dalla quale non si può oltrepassare, sono come colori che sbiadiscono non appena oltrepassano il limite di definizione di se stessi.
Pertanto, in questo caso, è l’intuito del traduttore che deve decidere in che direzione orientare le sue scelte, se attingere o meno dalla gamma delle diverse sfumature, quindi deve essere convinto di aver trovato la migliore opzione di sinonimi esattamente in quella zona.
La convinzione del traduttore è legata al suo vissuto, solo quando ha finalmente trovato la parola giusta che merita un posto stabile all’interno, nella bellezza estetica del contesto, allora questa convinzione si rafforza. Questo risultato fa parte della sua tranquillità interiore, della sua coscienza.
Le sfumature fanno parte dell’indefinibile e nascono per accompagnare l’immaginazione poetica. Nella loro posizione stabile sono simili, ma sta a noi scegliere quella che brilla di più o quella con poca luce, dipende dai nostri gusti e dalla percezione individuale.
La parola, nelle sue componenti sfuggenti e inesplorate, contiene anche la sua temperatura che proviene dalla voce interiore dell’ispirazione. La voce esterna della declamazione, la deve imitare, poiché rappresenta un ruolo molto importante, quello dell’interpretazione della varietà significante-musicale, che ne è il termometro della complessità.
Abbiamo suoni caldi e freddi, ecco perché la parola che scalda e quella che ci gela le vene, ci fa rabbrividire. È il timbro della voce che trasmette la sensazione del caldo e del freddo, appartiene a loro.
Tutto dipende da cosa saremo in grado di trasmettere, dopo aver scoperto i misteri delle parole che non sono altro che mattoni di luce per decorare le nostre architetture poetiche!
La traduzione contiene sempre l’identità del traduttore, cioè la sua firma e l’unicità del suo lavoro. La responsabilità è grande, si tratta di difendere il suo nome.
Melissa. Sei vincitrice di premi in concorsi internazionali di poesia, poesie che sono state pubblicate in numerose antologie. Apprezzato anche dall’associazione Vatra Arbëreshë per il ruolo che hai avuto nella letteratura albanese in Italia. Ti rende più responsabile questa valutazione?
Valbona. Per natura sono un tipo chiuso, 33 anni in Italia mi hanno insegnato ad aprirmi e cercare di apprendere ciò che la vita impone a ciascuno di noi. La vita ti dà tante lezioni, ma spesso dobbiamo capirne il valore, trarre delle conclusioni. Questi 33 anni per me in Italia sono una corsa inarrestabile nel tempo per recuperare ciò che mi è stato tolto, studiando tutto con una curiosità morbosa. Non voglio fermarmi perché quello che ho ottenuto finora, lo definisco un dovere verso me stesso e verso gli altri.
Dobbiamo contare gli uni sugli altri, creare quella catena umana creata dalle mani dell’amicizia, che deve dare non solo esempio, ma soprattutto aiuto quando possibile. Tutto nel mondo è vivo e fluido. Anche i fiori comunicano tra loro e si dicono di non appassire. Sarebbe un miracolo se potessimo fare qualcosa del genere. La responsabilità è parte inscindibile dell’opera, allo stesso tempo anche della figura rappresentativa di quest’opera, cioè la persona, il poeta o il traduttore, sono indissolubilmente legati!
Melissa. Come ti ha accolto la comunità albanese in Italia? Sono interessati alla letteratura albanese?
Valbona. Partecipo all’Associazione Artisti e Scrittori Albanesi in Italia, LSHASHI, a Brescia. Associazione attiva dal 2015. In genere i miei amici poeti scrivono in albanese. Dovevo concentrarmi sull’italiano perché prima dovevo essere l’insegnante dei miei figli. Mi sono seduto con loro per insegnarli l’italiano e per impararlo io stessa. Successivamente, questa esperienza mi ha aiutato a lavorare come mediatrice linguistica culturale per le scuole. Poi, in un secondo momento, mi ha imposto la traduzione della mia poesia dove avevo mio figlio come collaboratore. In una fase successiva, in autonomia per la mia padronanza d’italiano, ho continuato ad aiutare i miei colleghi attraverso recensioni che riguardavano i loro libri, cosa che mi fa piacere.
Melissa. Le pubblicazioni per bambini non sono mancate nella tua creatività. Quanto è difficile per un letterato adattare anche racconti per bambini?
Valbona. La collaborazione da anni con le scuole mi ha dato la possibilità di riflettere, ha risvegliato immagini fantastiche. Nelle scuole fanno infinite domande al Mediatore per avere le informazioni necessarie verso ciò che non conoscono, le insegnanti italiane sono molto brave a fare domande riguarda agli alluni. Vogliono sapere tutto. Infatti ho fatto diversi corsi lunghi come Mediatore Culturale, anche un master.
Il mediatore deve capire quali sono le sue potenzialità. Mi è stato chiesto 20 anni fa, cioè intorno all’anno 2000, di trovare una canzone per i bambini con un tema da loro determinato. Durante il viaggio verso casa, ho iniziato a immaginarmi in prima elementare e ho realizzato la canzone di cui avevano bisogno. Lo stesso fenomeno è accaduto al mio collega libanese. Il contatto con i bambini dovrebbe essere un’esperienza di vita approfondita in vari argomenti che accendono la fantasia.
Il libro per bambini che uscirà questo mese è un libro bilingue, con illustrazioni della pittrice italiana Serena della Bona, con personaggi che provengono da leggende, incaricati di diffondere la buona parola, sono immagini molto belle sapientemente realizzate con una sorta di fantasia simile a quelle giapponesi dove interviene l’elemento tradizionale albanese. I ringraziamenti in questo libro glielo dedicato ai miei amici e amiche albanesi e italiani.
Melissa. L’amore per l’Arte e la Cultura è ereditario, nel tuo caso lo è, ed è dimostrato poiché sei la figlia del compositore Frano Jakova, nipote del drammaturgu Kolë Jakova, e per di più, hai affrontato una dura prova durante la tua infanzia a causa del sistema che vi ha perseguitati. Questa parte della storia della tua vita ha trovato posto nella tua letteratura?
Valbona. Per migliorare dobbiamo considerare la ricchezza di fatti che hanno condizionato la nostra vita, le nostre origini. Un contesto povero, senza storia e senza figure di riferimento importanti, è un esempio debole e tiepido.
L’uomo ricerca con insistenza l’origine, la parte più rappresentativa e nobile di essa.
L’elemento base dell’essere umano lo ritroviamo subito nell’altro, noi siamo lo specchio dell’altro perché, spontaneamente, facciamo una cosa del genere, quindi analizziamo l’altro prima con la mente, poi con le parole.
Quest’analisi comprende innanzitutto i genitori che ci donano i geni per i quali li ringraziamo, anche la memorabilità degli esempi e come riescono a fissare nella nostra mente il bene superlativo che assimiliamo.
Per incrementarlo interviene qui una coscienza individuale legata alle inclinazioni e ai talenti. Ai miei genitori non è mancato il talento e in qualche modo, dentro di noi, grida ad alta voce, la nostra origine.
Noi siamo parte di essi ma allo stesso tempo portiamo con noi l’unicità individuale, per questo dobbiamo ricercare in noi, nel pensiero individuale, senza alcun tipo di indifferenza rispetto all’origine, rispetto al genitore. Gli eredi, anche quando i genitori hanno lasciato questo mondo, devono averli davanti agli occhi con la consapevolezza che comunicano e sono visti da loro con gratitudine. Questa è la giusta ricompensa.
Nel momento in cui ci rendiamo conto che l’indifferenza equivale alla pigrizia mentale, arriviamo anche a capire che ci manca uno scossone interiore, ci manca una spinta intellettuale multidirezionale. Dobbiamo rivolgerci alle arti di ogni natura poiché coinvolgono le leve delle energie corporee e mentali dove possiamo scoprire noi stessi e coltivare la parte migliore che portiamo dentro.
La mia vita ha scoperto la letteratura, quel gene nordico dei rapsodi, i cui versi fluiscono attraverso le generazioni. Ogni generazione ha una propria specificità in funzione dell’epoca, del tempo e delle condizioni in cui si sviluppa.
Mio padre scriveva poesie e prosa. Li sento entrambi dentro di me, forse diversi nello stile, poiché lo stile della mia poesia è quasi ermetico e filosofico. Posso però dire che i poeti si incontrano in molti momenti, indipendentemente dallo stile che preferiscono. Ognuno sceglie lo stile che più lo rappresenta, secondo i gusti che caratterizzano la propria personalità.
Tutto è sotto il potere del tempo e sotto il potere dei flussi di ispirazione. Capita che le onde del pensiero coincidano e combacino, oppure si avvicinino ad uno sfondo leggermente sfocato, a quel punto l’ispirazione non offre la superparola, la giusta trovata, magari per lasciarla volutamente velata o per rincorrerla per tutta la vita supplicandola con un sorriso, la sua impotenza.
Melissa. Hai un tuo messaggio, sia per il pubblico albanese qui presente, ma anche per chi vive in Italia, sia per la comunità arbëresh per la quale sei stato apprezzato per il tuo contributo?
Valbona. Ho conosciuto e collaborato con gli arbëresh di Calabria, Piemonte e Sicilia. Mi chiamano sorella e mi sento così. Tommaso Campera fu il primo a notare in me i lineamenti arbëresh, cioè albanesi, paragonandomi all’immagine di sua sorella. Sono stato in Calabria a Karfici, sono andato con Francesca Gallello e Nikollë Loka, un luogo montuoso di impressionante bellezza.
La mia immagine virtuale tramite fs ecc. mi ha messo in contatto con più persone, amanti dell’arte. In questa direzione influisce anche il fatto di appartenere ad un’associazione albanese che organizza costantemente incontri per promuovere l’arte con motivazione: Arte in movimento, Parole dell’anima e altri titoli. Ma mi viene chiesto anche da poeti italiani di contribuire all’organizzazione di incontri e recensioni che spesso pubblico sulla rivista Përqasje di Artur Nura, Albania Press di Gjin Musa, Saturno Magazine di Francesca Gallello, Alessandria Today Italia News Media, Direttore Pier Carlo Lava, ecc. Il mio messaggio rimane la sincera collaborazione tra associazioni che danno credito alle diverse arti.
Valbona Jakova