Biodata di:
PROF. NELSON GUERRA. Nato a Montevideo, Rep. Orientale dell’Uruguay, il 19 gennaio 1943. È scrittore e artista visivo. Narratore, poeta, conferenziere, coordinatore di laboratori letterari. Ha pubblicato diversi libri di narrativa e poesia. Ha diretto i laboratori letterari di Maldonado del Ministero dell’Istruzione e della Cultura e quelli della Direzione della Cultura dell’Amministrazione Comunale di Maldonado, nella capitale e in altre città di quel Dipartimento.
Nel campo della creazione poetica ha sviluppato nuovi formalismi, tra cui quello che più si è distinto nell’universo ispanofono è “Guaroj”. Attualmente dirige i laboratori virtuali dell’Associazione degli Scrittori d’Interni- AEDI Uruguay.
Domande per il prof. Nelson Guerra
-Sei sicuro che dentro di te ci siano poteri e capacità immensi?
Poteri? Non in alcun modo. Le competenze sono un’altra cosa, perché a differenza di ciò che normalmente chiamiamo potere, non è qualcosa di innato, ma qualcosa che sviluppiamo consapevolmente nel perseguimento di un determinato obiettivo. Il dizionario definisce la parola “arte” come la “capacità di fare qualcosa”. Nel caso di uno scrittore, e soprattutto di un poeta, si tratta di un modo speciale di trattare il linguaggio per rendere più efficace la trasmissione di un dato messaggio. Da quel punto di vista credo di aver sviluppato una capacità espressiva, attraverso la raccolta del lessico letterario, e soprattutto, la lettura. Uno sviluppo che continua in divenire e sempre, come accade per ogni utopia, con un orizzonte in vista che, una volta raggiunto, ne mostra un altro ancora da raggiungere.
– Di fronte alle difficoltà ti chiedi: “Che opportunità/dono c’è in questa situazione?”
La domanda mi confonde un po’. Regalo, lo escluderei in partenza. Non vedo alcun merito nel ricevere un regalo. Opportunità, se, a livello di accumulo di esperienza, ogni difficoltà è un’opportunità, che permette di anticipare la soluzione efficace alle difficoltà future. Questa si chiama esperienza, non ha nulla a che fare con un dono, ma ha tutto a che fare con il merito personale.
– Vivi con la convinzione che tutto accada per una ragione o credi che “le cose accadono casualmente”?
Esiste un piano razionale dove il caso ha pochissimo spazio. Esiste un piano irrazionale dove il caso è la causa di tutto. Viene in mente André Bretón, che in uno dei suoi manifesti surrealisti inserisce una citazione da “I canti di Maldoror” di Isidoro Ducasse, ovvero “Conte di Lautreamont” secondo lo pseudonimo che scelse per firmare quell’opera, come definizione estetica superreale : “Bello come l’incontro casuale su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello” C’è chiaramente un approccio estetico, a partire dall’aggettivo che apre la frase citata: Bello. Ma il fulcro è nell’altro aggettivo: “casual”.
Ma d’altra parte, tutti siamo tentati di intuire che dietro ogni evento c’è un disegno, e anche un significato. Max Ehrmann nella sua meravigliosa “Desiderata” afferma: “Che ti sia chiaro o no, il mondo va senza dubbio come dovrebbe”.
– Sei consapevole che ciò che scrivi influenza il tuo umore?
No, è il contrario. Il mio umore è ciò che influenza ciò che scrivo. E non resisterò mai a questo.
– Sei convinto che per cambiare il mondo devi cambiare te stesso?
Credo di notare una contraddizione nella domanda. O, supponiamo, un approccio morale, filosofico, umanistico, ecc. Per quanto riguarda la realtà mondiale, per portarla avanti, non per cambiare il mondo, ma per migliorare un po’, quello che devo fare è proprio non cambiare e continuare a sforzarmi di imporre, per quanto posso, ciò che credo migliorerà. al mondo. La coerenza è molto importante.
-Quante volte al giorno dici “grazie” o esprimi gratitudine per tutto ciò che hai?
Sono un bambino ben educato. Sono costantemente grato. Grazie per avermelo chiesto.
-Sei consapevole che “diventiamo ciò a cui pensiamo per la maggior parte del tempo” e quindi scegli attentamente i tuoi pensieri?
Il funzionamento del pensiero quando è lasciato libero è totalmente anarchico. È qui che risiede la creatività, soprattutto per quanto riguarda elementi sottili come la nostra soggettività sensibile.
Non voglio soffermarmi su questo perché sarebbe infinito.
La riflessione, la meditazione su certi temi è una delle funzioni del pensiero, e ci trasforma, anche se preferirei dire che ci sviluppa, ci fa crescere.
– Pensi che il successo significhi accumulare denaro e potere o rendere il mondo un po’ migliore?
Vorrei conoscere il successo in modo da poter rispondere in modo appropriato. Ma devo anche aggiungere che gli esempi di successi detestabili sono innumerevoli, soprattutto quelli che vogliono e riescono ad accumulare denaro e potere, questi non mi riguardano assolutamente. Mediano il “successo” nell’avere ciò che è necessario, nel catturare l’affetto dei miei coetanei e nell’essere libero, senza togliere la libertà a nessuno.
Non mi considererò un successo, se lo raggiungo, ma semplicemente un essere felice.
Poesie
GUAROJ DI ZUCCHERO
Assorbito nel caffè, quasi di notte
svelare un chiarore lunare
con il cucchiaio pieno di scintillii
disegno di geroglifici di zucchero
e penso: dov’è? Cosa ne sarà di lei?
e il suo nome di ieri suona come mai prima d’ora
Il suo sorriso nella foto batte a volte
e la pioggia cade sulla finestra.
Assorbito nel caffè, quasi di notte
Disegno geroglifici di zucchero.
LA BUONA TRAPPOLA
La poesia sa che la sto leggendo.
Spia le mie reazioni.
Mi guarda fissa.
La offusco col fumo della sigaretta, o col vapore del caffè,
sui versetti già letti
e si comporta come se fosse distratta, come se mi lasciasse libera.
Sembra che non mi parli. Questo non ha niente a che fare con me
E all’improvviso risalta il nome di uno sconosciuto,
con una dolce energia inspiegabile,
che produce un improvviso tremore tipografico.
Lì noto l’impostura. Lo pseudonimo.
E quando nomina un oggetto di scena Inés, sussurra: “Lei”.
La poesia vampirizza i miei ricordi e diventa mia.
All’improvviso tace.
Ma so che domani,
che un giorno, forse più tardi,
mi dirà qualcos’altro,
di me, di lui e di Lei.
Traduzione poetica in italiano a cura di Elisa Mascia
MAGIA
C’era una volta nel cassetto del comodino un pezzo di carta che per anni grondava incessantemente un veleno verde simile alla bile. Le due frasi scritte con inchiostro indelebile prendevano vita, si lanciavano in un ammasso di letterine strette, zoppicando con le loro zampette irregolari da insetto, a vampirizzare gli oggetti della nostalgia, ogni volta che chiudevo il cassetto.
Un triste pomeriggio invernale, piovoso, grigio, impoverito;
Vide che le cose che amava erano più pallide che mai, morsicate, avvizzite, sull’orlo di un labirinto che gestiva la polvere.
Poi prese la carta velenosa e la gettò nel fuoco.
Per più tempo di quanto avrebbe dovuto, quella lama si arricciò, crepitò imprecazioni, gocciolò denso catrame solforoso, si contorse e alla fine cedette.
Da allora le cose nel cassetto del comodino sono migliorate, soprattutto da quando lei lo ha chiamato dicendogli: “Che bello sentire la tua voce, dopo tanto tempo”.
SONETTO Caudato (Sonetto Cumparsito)
Dirò all’amore che è stata una falena;
Ti ringrazio per il lusso perforabile
con cui i suoi merletti adornano l’anima mia.
Che è stato un angelo affettuoso e adorabile,
anche se a volte piagnucolone, come è consuetudine
in quell’instancabile cherubino.
Ciò gli diede una cornice con il suo indaco diffuso
a qualche malvón viola che fu un bacio,
crepuscolare, senza rossetto e sciocco illuso.
Quello era giglio e rosa e incantesimo,
di quartiere e tango, di lanterna e angolo,
che gli sorrido ancora, che ci sto ancora facendo.
Che non si arrende mai, né declina.
La sua piccola falena bionda è la mia routine.
DEFINIZIONI:
EL GUAROJ: Creato alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. Ispirato ai formalismi della poesia mozarabica. (Zéjel, Canto di Natale, ecc.)
Strofe di dieci versi di qualsiasi metro costante. Rima assonante in coppia e ripetizione obbligatoria dei primi versi. e 4°. come il 9. e 10°.
Il Nome Guaroj è una parola della lingua degli Indios Charrúa, sterminati in Uruguay durante il primo Governo Indipendente di Fructuoso Rivera. Significa “dieci”
IL SONETTO DEL COMPLEANNO:
Ho chiamato questa variante del sonetto “cumparsito”, perché è stata sviluppata nel 2017, in occasione del centenario della prima esecuzione del Tango “La Cumparsita” di Gerardo Matos Rodríguez.
Struttura: quattordici versi, endecasillabi o alessandrini con rima consonantica. organizzato in quattro terzine “concatenate” e un distico finale, sullo stile del sonetto inglese.
Presentato da Yanni Tugores:
PROF. NELSON GUERRA.
Nace en Montevideo, Rep. Oriental del Uruguay el 19 de enero de 1943.Es escritor y artista plástico. Narrador, poeta, conferencista, coordinador de talleres literarios. Ha publicado varios libros de narrativa y de poesía. Ha dirigido los talleres literarios de Maldonado del Ministerio de Educación y Cultura y los de la Dirección de Cultura de la Intendencia Municipal de Maldonado, en la capital y otras ciudades de ese Departamento.
En el campo de la creación poética ha desarrollado nuevos formalismos, de los cuales el que más se ha destacado en el universo hispanoparlante es el “Guaroj”. Actualmente dirige los talleres virtuales de la Asociación de Escritores del Interior- AEDI Uruguay.

Preguntas
– ¿Estás seguro de que existen inmensos poderes y habilidades dentro de ti?
¿Poderes? No, de ninguna manera. Habilidades ya es otra cosa, porque a diferencia de eso que normalmente llamamos poder, no es algo innato, sino algo que desarrollamos conscientemente en pos de una determinada meta. El diccionario define a la palabra “arte”, como la “habilidad para realizar una cosa.” En el caso de un escritor, y muy especialmente un poeta, se trata de una especial forma de tratar al lenguaje para hacer más eficaz la trasmisión de un mensaje dado. Desde ese punto de vista creo haber desarrollado una habilidad expresiva, a través del acopio de léxico literario, y por sobre todo, de la lectura. Desarrollo que sigue en proceso, y siempre, como ocurre con toda utopía, con un horizonte a la vista que al ser alcanzado muestra otro horizonte aún por alcanzar.
– Ante las dificultades te preguntas: “¿Qué oportunidad/regalo hay en esta situación?”
Me confunde un poco la pregunta. Regalo, lo descartaría de entrada. No veo mérito en recibir un regalo. Oportunidad, si, en el plano de la acumulación de experiencia, toda dificultad es una oportunidad, que permite anticipar la solución eficaz para futuras dificultades. Eso se denomina experiencia, no tiene nada que ver con un regalo, y si con el mérito personal.
– ¿Vives con la creencia de que todo sucede por una razón o crees que “las cosas suceden al azar”?
Hay un plano racional donde el azar tiene muy poco espacio. Hay un plano irracional donde el azar es la causa de todo. Esto me trae a la memoria a André Bretón, en uno de sus manifiestos surrealistas coloca una cita de “Los cantos de Maldoror” de Isidoro Ducasse, o “Conde de Lautreamont” según el seudónimo que eligió para firmar esa obra, como definición estética superreal: “Hermoso como el encuentro casual sobre una mesa de disecciones de una máquina de coser y un paraguas” Claramente hay allí un planteo estético, partiendo del adjetivo que abre la oración citada: Hermoso. Pero el eje está en el otro adjetivo: “casual”.
Pero por otra parte, todos nos sentimos tentados a presentir que hay un plan detrás de cada suceso, y un significado también. Max Ehrmann en su maravillosa “Desiderata” afirma: “Sea que te resulte claro o no, indudablemente el mundo marcha como debe.”
– ¿Eres consciente de que lo que escribes influye en tu estado de ánimo?
No, es al revés. Mi estado de ánimo es lo que influye en lo que escribo. Y no me resistiré jamás a eso.
– ¿Estás convencido de que para cambiar el mundo tienes que cambiarte a ti mismo?
Creo advertir una contradicción en la pregunta. Tengo, supongamos, un planteo moral, filosófico, humanístico, etc. respecto a la realidad mundial, para hacerlo avanzar, ya no para cambiar al mundo, sino para mejorar un poquito, lo que debo hacer, es precisamente no cambiar, y proseguir esforzándome por imponer, hasta donde pueda, aquello que tengo fe en que mejorará al mundo. La constancia es muy importante.
-¿Cuántas veces al día dices “gracias” o expresas gratitud por todo lo que tienes?
Soy un niño bien educado. Doy las gracias permanentemente. Gracias por preguntar.
-¿Es usted consciente de que “nos convertimos en lo que pensamos la mayor parte del tiempo” y por lo tanto elige sus pensamientos con cuidado?
El funcionamiento del pensamiento cuando se lo deja libre, es totalmente anárquico. Allí radica lo creativo .especialmente en lo que tiene que ver con elementos tan sutiles como nuestra subjetividad sensible.
No quiero alargarme en esto, porque sería interminable.
La reflexión, la meditación en determinadas cuestiones es una de las funciones del pensamiento, y esa sí, nos transforma, aunque yo preferiría decir que nos desarrolla, nos hace crecer.
– ¿Crees que el éxito se trata de acumular dinero y poder o de hacer el mundo un poco mejor?
Me gustaría conocer el éxito para poder responder con propiedad. Pero también debo agregar que hay innumerables ejemplos de exitosos detestables, especialmente son aquellos que quieren y consiguen acumular dinero y poder, esos no tienen absolutamente nada que ver conmigo. Mediatizo el “éxito” a tener lo necesario, captar el afecto de mis semejantes, y ser libre, sin restarle libertad a nadie.
No me consideraré exitoso, si lo logro, sino simplemente un ser feliz.
GUAROJ AZUCARADO
Absorto en el café, casi en la noche
desovillando un resplandor de luna
con la cuchara henchida de destellos
dibujo jeroglíficos de azúcar
y pienso: Dónde está? Qué será de ella?
y su nombre de ayer me suena a nunca
Su sonrisa en la foto late a veces
y cae en la ventana de la lluvia.
Absorto en el café, casi en la noche
dibujo jeroglíficos de azúcar.
LA BUENA TRAMPA
El poema sabe que lo estoy leyendo.
Espía mis reacciones.
Me mira fijo.
Lo nublo con humo de mi cigarrillo, o con vapor de café,
sobre los versos ya leídos
y él hace como que se distrajo, que me deja en libertad.
Parece no hablarme. Que nada tiene que ver conmigo
Y de improviso destaca el nombre de una desconocida,
con una suave energía inexplicable,
que produce un súbito temblor de tipografía.
Allí advierto la impostura. El seudónimo.
Y donde nombra a una Inés de utilería, susurra: “Ella”.
El poema vampiriza mis recuerdos y se vuelve mío.
De pronto calla.
Pero yo sé que mañana,
que algún día, tal vez luego,
va a decirme algo más,
de mí, de él y de Ella.
MAGIA
Había una vez un papel que durante años goteó incesantemente un veneno verde como bilis, en el cajón de la mesa de luz. Las dos frases escritas con tinta indeleble cobraban vida, se lanzaban en una marabunta de letritas apretadas, cojeando con sus desparejas patitas de insectos, a vampirizar los objetos de la nostalgia, cada vez que cerraba el cajón.
Una triste tarde de invierno, lluviosa, gris, empobrecida; vio que las cosas amadas estaban más pálidas que nunca, mordidas, mustias, al borde de un laberinto gestor del polvo.
Entonces tomó el papel venenoso y lo echó al fuego.
Durante más tiempo del debido, aquella hoja se enrolló, crepitó maldiciones, goteó un alquitrán espeso y sulfuroso, se retorció, y finalmente sucumbió.
Las cosas van mejorando desde entonces en el cajón de la mesa de luz, especialmente desde el llamado de ella, que le dijo: “Qué lindo escuchar tu voz, después tanto tiempo”.
SONETO APOLILLADO (Soneto cumparsito)
Diré al amor que ha sido una polilla;
que le agradezco el lujo perforable
con que me adorna el alma su puntilla.
Que ha sido un ángel tibio y adorable,
aunque llorón a veces, como es de uso
en ese querubín infatigable.
Que le dio marco con su añil difuso
a algún malvón morado que fue beso,
crepuscular, sin rouge, y tonto iluso.
Que fue de lirio y rosa y embeleso,
de barrio y tango, de farol y esquina,
que le sonrío aún, que sigo en eso.
Que él no se rinde nunca, ni declina.
Su polillita rubia es mi rutina.
DEFINICIONES:
EL GUAROJ: Creado a fines de la década de los ·70 del siglo pasado. Inspirado en formalismos de la poesía mozárabe. (Zéjel, villancico, etc.)
Estrofas de diez versos de cualquier métrica constante. Rima asonantada en los pares, y repetición obligada de los versos 1º. y 4º. como 9º. y 10º.
El Nombre Guaroj es una palabra del lenguaje de los indios charrúas, exterminados en Uruguay durante el primer Gobierno independiente de Fructuoso Rivera. Significa “diez”
EL SONETO CUMPARSITO:
Denominé “cumparsito” a esta variante del soneto, porque fue desarrollado en el año 2017, en el que se cumplió el centenario del estreno del Tango “La Cumparsita” de Gerardo Matos Rodríguez.
Estructura: catorce versos, endecasílabos o alejandrinos de rima consonante. dispuestos en cuatro tercetos “encadenados” y un pareado final, al estilo del soneto inglés.