VIA CRUCIS
Antonio Escobar Mendivez
INTROITO
I cristiani vivono nello stupore
della sua passione e morte, del supplizio
sofferto da Gesù, del sacrificio
immenso, di atti subumani
della crudele via crucis. tutte le mani
Si sono macchiati di sangue in questo processo
fatto dai malvagi. La pazzia
del male globale. Dei pazzi
traboccamenti di dolore, sentimenti
di quei passaggi ed eventi
che ci fanno sanguinare il cuore.
Ogni ferita si sente perché esisto
per adorare le tue ferite, Cristo Padre
perché faccio mia la tua passione.
PRIMA STAZIONE
GESÙ È CONDANNATO A MORTE
Lì nel Sinedrio “È condannato a morte”
– gridò la folla inferocita senza coscienza,
Non vedeva l’uomo in Gesù e la sua innocenza,
Vedendolo così, ride, si diverte
e Pilato sconvolto li avverte:
“Non posso biasimarlo.” Con veemenza
Sente la folla gridare. clemenza
Non è per il buon Gesù. L’odio è forte.
Crocifiggili! senti gridare
Se lo lasci andare sarà codardia,
nemico di Cesare, diventi.
Ha dato loro Gesù. Si lavò le mani.
È stato frustato. I loro volti disumani
Sono specchi del male spietato.
SECONDA STAZIONE
GESÙ CON LA CROCE
L’andare al pretorio è predestinato,
Lo portano a morte, porta la croce
Cammino verso il Calvario, il dolore mi opprime,
A causa della sua innocenza è stato condannato.
Una strada lunga e tortuosa
il peso della croce, la lunga punizione,
la plebe, il nemico, quanto è amaro
guarda il Nazareno così stanco!
Paghiamo per il peccato di Adamo ed Eva?
Dove ci porta il male, Gesù?
Con il tuo esempio, Signore, la vita cresce
senza dolore, senza pieno martirio
della sofferenza che è veleno letale,
viene acceso il pugnale fatale, infame.
TERZA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA
Stava per compiere il suo infelice destino
che il peccato del mondo gli ha offerto,
in quest’ora infelice tormentata
per lo scherno e le spine della strada.
Il male si riflette in un colore giallastro
lo punisce, il tempo diventa d’acciaio,
nella loro carne resta disegnato
il prezzo del peccato Dio divino,
stanco e sudato va avanti,
il suo corpo non risponde, esitante
come se il mondo intero gli facesse del male.
Le sue spalle cedono, il legno
È una lancia che lo porta al macello
e Gesù inciampa. E’ la prima volta.
QUARTA STAZIONE
GESÙ RITROVA SUA MADRE
La strada verso il Calvario è una tortura
pieno di insulti. Quanto ha sofferto
vedere le persone dietro di Lui e immobili
il popolo, i soldati. L’amarezza,
angoscia, sofferenza, follia
per ritrovare la tristezza di Maria,
il suo volto sofferente. Quanto ha sofferto
quando la guardi con occhi di tenerezza!
Avrei voluto dire così tanto con un urlo
d’amore, un grido lunghissimo e infinito
poter unire le loro solitudini.
Gesù davanti alla Madre, penitente,
la bacia con dolore davanti alla gente
con un bacio di aromi e di verità.
QUINTA STAZIONE
GESÙ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO
Gesù avanza debole ed esausto
davanti alla folla crudele, vile e omicida,
Di fronte a quella feccia, passeggiate celestiali
Per il cielo è un prigioniero illuminato.
Attraverso il rumore ha visto
con la sua esemplare umiltà e intuito
stanchezza mortale, la sua anima divina
Si avvicina alla luce dei condannati.
Il legno è posto sulla spalla
come un grande albero. con stupore
portando un’enorme croce triste lo vedo.
E Gesù stanco sospira,
nella sua stanchezza ritratta ammiro
la grandezza del nobile Cireneo.
SESTA STAZIONE
VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Quanto sudore e sangue quel giorno
aveva coperto Gesù. dolori,
piangevano gli uccellini e i fiori
Nascondevano il loro aroma nell’agonia.
La folla se ne andò, con rabbia si alzò
la morte la sua falce e i suoi vapori,
il suo sudore sulla fronte del prigioniero
e una stanchezza mortale lo consumava.
Tra la folla, all’improvviso
Veronica uscì e si asciugò la fronte
di sangue, sudore e abusi.
Era disegnato sul suo mantello
il volto di Gesù, chiaro, delimitato
da buon pittore, bellissimo ritratto.
SETTIMA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA
Vado verso il Calvario, infuriato,
la folla avanza in una corsa accanita
con l’immagine di Cristo imprigionato
per spegnere la sua luce, uccidere la sua vita.
Senti un male rauco,
fruste, scherma, sputi rissosi
oscurità sfrenata e vorrei
quella morte era definita.
Il Nazareno è stanco, il dolore cresce
e le sue gambe si piegano, sviene,
Al legno ferito, più si aggrappa.
Le forze non obbediscono, cercano invano
alzarsi. È già disumano
e per la seconda volta bacia la terra.
OTTAVA STAZIONE
GESÙ CONSOLA LE DONNE DI GERUSALEMME
Un gruppo di donne in tumulto
Gridano per la loro innocenza, determinati
Avanzano sudati, afflitti
e prostrati davanti a lui lo adorano.
Alzano la voce per chiedergli perdono,
Per Cristo dunque vengono interrotti,
piuttosto piangete per salvarvi la vita
non per la mia sofferenza, insulto umano.
Davanti ai suoi occhi con gli occhi fissi:
piangete per voi stessi e per i vostri figli
che oggi gemono per il peso del dolore.
E le donne che seguivano Gesù
la loro infinita tenerezza, hanno condiviso
e la nostalgia di Gesù li stringe.
NONA STAZIONE
GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA
Gesù è sfinito verso il Calvario
Ha ferite profonde sulla pelle,
il disprezzo e il sangue sul suo sudario
Lo fanno cadere per la terza volta.
Deridono il dolore, l’intero bestiario
Lo spingono, lo maltrattano e poi
guardare con compassione l’avversario
È arrivato lì con le sue gambe.
Così si adempirà la crudele sentenza
di quei peccatori di questa terra
ignorando l’essenza di Gesù.
La sua presenza si riflette nelle nuvole,
la sua grandezza di Dio, la sua onnipotenza
beato che ci manda dal cielo.
DECIMA STAZIONE
GESÙ È PRIVO DEI SUOI VESTITI
Gli diedero da bere mirra e vino
e Gesù la mise alla prova per cortesia
ma le pene che ho sofferto per te
Pesavano sul suo essere dolce e divino.
Il vento fischiava per tutte le strade
dove è stata vista la sua impronta
e nella sua coscienza c’era lucidità
grandezza dei loro atti di pellegrino.
Intorno alla montagna tristezza
un corvo nero, senza delicatezza
nelle mani di creature selvagge.
Tutti i pacchi caddero
che copriva il suo corpo. C’era del bottino
strappando le loro tenere vesti.
UNDICISTA STAZIONE
GESÙ È INCHIODATO SULLA CROCE
Tra i ladri viene giustiziato
Gesù di Nazaret, Agnello Santo,
inchiodato ad una croce, crocifisso
tra le braccia sacre dell’albero.
Mani e piedi il male ha lacerato
chiodi, martello di tutto il dolore,
il mondo lo ha portato al macello
per riscattarlo dal peccato.
Le stelle gridavano luce eterna,
la sua vita si stava spegnendo come una torcia elettrica
senza aver commesso un solo reato.
Con la croce è stato realizzato un monumento
con il sacro corpo di Gesù,
La sua divinità è l’infinito.
DODICESIMA STAZIONE
GESÙ MUORE SULLA CROCE
Tre lunghe ore soffre in agonia,
In quel periodo il Maestro ci insegna
un percorso di arpeggi e disegni
con le sue sette parole di luce e guida.
Gli oltraggi e gli scherni che ha subito
in tutto il mondo è servito da recensione
perché a causa del peccato va in pezzi
flusso di pestilenze e delitti.
Il suo corpo era un paesaggio pieno di ferite,
Non poteva sopportare il dolore, era rigido,
A causa di così tanto danno, la sua vita gli è sfuggita.
Era il figlio di Dio ed era morto
la triste morte lo portò via
e il mondo senza il suo amore era deserto.
TREDICESIMA STAZIONE
GESÙ MORTO TRA LE BRACCIA DI SUA MADRE
Sulla sua croce estesa già riposa,
e un soldato si ferisce al fianco,
il Nazareno ora illuminato
Non sente più la spinta della lancia.
Giuseppe d’Arimatea non si stanca
e con tenerezza Cristo viene deposto
con Nicodemo rimasero sgomenti
Lo abbassano, con voci tristi raggiungono
a Maria, corpo del suo amato figlio.
Lo benedisse teneramente e in lacrime
al germoglio immortale che era inerte.
Le sue braccia circondarono il martirio
del frutto del suo grembo, del suo delirio
che ora riposava con la morte.
Quattordicesima STAZIONE
GESÙ È SEPOLTO
Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea
Avvolsero Cristo in un mantello,
e Maria fece sentire il suo pianto
lacrime di dolore come un vero.
Alla tomba di Giuseppe desidera
depositare i loro resti. La rottura
è enorme in questo ambiente e nel frattempo
Gesù è sepolto. Il mondo vede.
Lo coprirono con una grossa pietra
e avviliti dal dolore marciarono
verso Gerusalemme. Tempo di attesa.
C’era la speranza che tornasse
il terzo giorno e affinché sua madre lo vedesse
quella primavera rinasceva.
QUINDICESIMA STAZIONE
GESÙ RISORGE DAI MORTI
Sabato, con Maria Maddalena
Marciarono verso la tomba angosciati
e quando sono arrivati hanno avuto paura,
Non c’era Gesù, il dolore traboccava.
Un angelo con la sua voce come una quena
vederli sorpresi e stanchi
li ha fatti controllare le voci
e videro il mattino in piena luce.
Gesù di Nazareth, crocifisso
Il terzo giorno è già risorto
disse loro l’angelo. Tutto è stato realizzato.
Il cielo si vestiva di primavera
con la luce di Gesù che è la luce
e il mondo con il suo padrone è il nostro nido.
*****
VIA CRUCIS
AAntonio Escobar Mendivez
INTROITO
Asombrados vivimos los cristianos
de su pasión y muerte, del suplicio
sufrido por Jesús, del sacrificio
inmenso, de los actos infrahumanos
del vía crucis cruel. Todas las manos
se mancharon de sangre en este juicio
hecho por los malvados. El desquicio
de la maldad mundial. De los insanos
desbordes del dolor, los sentimientos
de esos pasajes y acontecimientos
que nos hacen sangrar el corazón.
Cada herida se siente porque existo
para adorar tus llagas Padre Cristo
porque yo asiento mía tu pasión.
PRIMERA ESTACIÓN
JESÚS ES CONDENADO A MUERTE
Ahí en el Sanedrín “Reo es de muerte”
gritó la turba airada sin conciencia,
no vio en Jesús al hombr,e su inocencia,
al verlo así, se ríe, se divierte
y Pilatos alterado les advierte:
“No lo puedo culpar”. Con vehemencia
oye gritar la turba. La clemencia
no es para el buen Jesús. El odio es fuerte.
¡Crucifícales! Se oye gritería,
si lo sueltas será una cobardía,
enemigo del César, te conviertes.
Les entregó a Jesús. Lavó sus manos.
Se le azotó. Sus rostros inhumanos
son espejos de maldad inclemente.
SEGUNDA ESTACIÓN
JESÚS CON LA CRUZ A CUESTAS
Rumbo al pretorio va predestinado,
lo llevan a la muerte, la cruz carga
camino hacia el calvario, el dolor embarga,
por su inocencia ha sido condenado.
Un camino tortuoso, prolongado,
el peso de la cruz, la pena larga,
la chusma, el enemigo, ¡Cómo amarga
mirar al Nazareno tan cansado!
¿Pagamos el pecado de Adán y Eva?
¿A dónde la maldad, Jesús, nos lleva?
Con tu ejemplo Señor, crezca la vida
sin el dolor, sin el martirio pleno
de sufrimiento que es letal veneno,
daga fatal, infame, está encendida.
TERCERA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR PRIMERA VEZ
Iba a cumplir con su infeliz destino
que el pecado del mundo le ha ofrendado,
en esta hora infeliz atormentado
por las burlas y espinas del camino.
La maldad reflejada en un cetrino
le castiga, se hace el tiempo acerado,
en sus carnes se queda dibujado
el precio del pecado Dios divino,
cansado y sudoroso va adelante,
su cuerpo no responde, vacilante
como si todo el mundo le doliera.
Sus hombros desfallecen, el madero
es lanza que lo lleva al matadero
y Jesús tropieza. Es la vez primera.
CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ENCUENTRA A SU MADRE
El camino al calvario es la tortura
de insultos llena. Cómo padecía
al ver gente tras de Él y todavía
el pueblo, los soldados. La amargura,
la angustia, el sufrimiento, la locura
de encontrar la tristeza de María,
su rostro de dolor. ¡Cómo sufría
al mirarla con ojos de ternura!
Quería decirle tanto en un grito
de amor, un grito muy largo e infinito
para poder juntar sus soledades.
Jesús ante su Madre, penitente,
la besa adolorido ante la gente
con un beso de aromas y verdades.
QUINTA ESTACIÓN
JESÚS ES AYUDADO POR EL CIRINEO
Jesús avanza débil y agotado
ante la turba cruel, vil, asesina,
frente a esa escoria, celestial camina
para el cielo es un reo iluminado.
Por entre el vocerío ha divisado
con su humildad ejemplar y adivina
el cansancio mortal, su alma divina
se acerca hasta la luz del condenado.
Se coloca el madero sobre el hombro
como un árbol grandioso. Con asombro
cargando enorme cruz triste lo veo.
Y cansado Jesús lanza un suspiro,
en su cansancio retratado admiro
la grandeza del noble Cirineo.
SEXTA ESTACIÓN
VERÓNICA ENJUGA EL ROSTRO DE JESÚS
Cuánto sudor y sangre en aquel día
tenía a Jesús cubierto. dolores,
lloraban avecillas y las flores
escondían su aroma en la agonía.
Iba la multitud, con ira erguía
la muerte su guadaña y sus vapores,
en la frente del reo sus sudores
y un cansancio letal lo consumía.
Entre la muchedumbre, de repente
salió Verónica y enjugó su frente
de sangre, de sudor y de maltrato.
En su manto quedóse dibujado
el rostro de Jesús, nítido, orlado
como de un buen pintor, bello retrato.
SÉPTIMA ESTACIÓN
JESÚS CAE POR SEGUNDA VEZ
Camino hacia el calvario, enfurecida,
el tropel avanza en feroz carrera
con la estampa de Cristo prisionera
para apagar su luz, matar su vida.
Se escucha la maldad enronquecida,
azota, esgrime, escupe pendenciera
negrura desbocada y ya quisiera
que la muerte quedara definida.
Cansado el Nazareno, el dolor crece
y sus piernas se arquean, desfallece,
al madero dolido, más se aferra.
Las fuerzas no obedecen, busca en vano
permanecer de pie. Ya es inhumano
y por segunda vez besa la tierra.
OCTAVA ESTACIÓN
JESÚS CONSUELA A LAS MUJERES DE JERUSALEN
Un grupo de mujeres en tumulto
claman por su inocencia, decididas
avanzan sudorosas, afligidas
y postradas ante él le rinde culto.
Alzan su voz para pedir su indulto,
por Cristo entonces, son interrumpidas,
lloren más bien para salvar sus vidas
no por mi sufrimiento, humano insulto.
Ante sus ojos con sus ojos fijos:
por vosotras llorad y por sus hijos
que, por el peso del dolor, hoy gimen.
Y las mujeres que a Jesús seguían
su ternura infinita, repartían
y su nostalgia por Jesús exprimen.
NOVENA ESTACIÓN
JESUS CAE POR TERCERA VEZ
Jesús está extenuado hacia el calvario
lleva heridas profundas en su tez,
el escarnio y la sangre en su sudario
hacen que caiga por tercera vez.
Se mofan del dolor, todo el bestiario
lo empujan, lo maltratan y después
mira con compasión al adversario
ha llegado hasta ahí por propios pies.
Se va a cumplir así la cruel sentencia
de aquellos pecadores de este suelo
desconociendo de Jesús su esencia.
Se refleja en las nubes su presencia,
su grandeza de Dios, su omnipotencia
bendita que nos manda desde el cielo.
DÉCIMA ESTACIÓN
JESUS ES DESPOJADO DE SUS VESTIDURAS
Le dieron a beber mirra con vino
y Jesús la probó por cortesía
mas los dolores que por ti sufría
pesaban en su ser dulce y divino.
Silbaba el viento todos los caminos
por donde su pisada, se veía
y en su conciencia, lucidez había
grandeza de sus actos peregrinos.
Alrededor del monte la tristeza
un negro cuervo, sin delicadeza
en las manos de salvajes criaturas.
Fueron cayendo todos los manojos
que cubrían su cuerpo. Hubo despojos
al arrancar sus tiernas vestiduras.
UNDÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS ES CLAVADO EN LA CRUZ
Entre ladrones es ajusticiado
Jesús de Nazaret, santo cordero,
clavado en una cruz, crucificado
en los brazos sagrados del madero.
Manos y pies el mal ha desgarrado
clavos, martillo del dolor entero,
el mundo lo llevó hasta el matadero
para que le redima del pacado.
Las estrellas lloraron luz eterna,
su vida se apagaba cual linterna
sin haber cometido ni un delito.
Un monumento se hizo con la cruz
con el cuerpo sagrado de Jesús,
su divinidad es el infinito.
DUODÉCIMA ESTACIÓN
JESÚS MUERE EN LA CRUZ
Tres largas horas sufre de agonía,
en ese lapso el Maestro nos enseña
un camino de arpegios y diseña
con sus siete palabras luz y guía.
Los ultrajes y escarnios que sufría
por el mundo sirvieron de reseña
porque por el pecado se despeña
caudal de plagas y de felonía.
Su cuerpo era un paisaje con heridas,
no soportó el dolor estaba yerto,
por tanto mal, se le escapó la vida.
Era el hijo de Dios y estaba muerto
se lo llevó la muerte compungida
y el mundo sin su amor quedó desierto.
DÉCIMA TERCERA ESTACIÓN
JESÚS MUERTO EN LOS BRAZOS DE SU MADRE
En su cruz extendida ya descansa,
y un soldado le hiere su costado,
el Nazareno ahora iluminado
ya no siente la hincada de la lanza.
José de Arimatea no se cansa
y con ternura Cristo es descolgado
con Nicodemo estaban consternados
lo bajan, con voces tristes alcanzan
a María, el cuerpo de su amado hijo.
Ella llorosa y tierna lo bendijo
al retoño inmortal que estaba inerte.
Sus brazos rodearon el martirio
del fruto de su vientre, su delirio
que ahora reposaba con la muerte.
DÉCIMA CUARTA ESTACIÓN
JESÚS ES SEPULTADO
Nicodemo y José de Arimatea
envolvieron a Cristo con un manto,
y María dejó escuchar su llanto
lágrimas de dolor como una rea.
En el sepulcro de José desea
depositar sus restos. El quebranto
es enorme en este ambiente y entretanto
Jesús es sepultado. El mundo vea.
Con una piedra grande lo taparon
y cabizbajos con dolor marcharon
hacia Jerusalén. Tiempo de espera.
Había la esperanza que volviera
al tercer día y que su madre viera
que volvía a nacer la primavera.
DÉCIMA QUINTA ESTACIÓN
JESÚS RESUCITA DE ENTRE LOS MUERTOS
Sábado, con María Magdalena
al sepulcro marcharon angustiadas
y al llegar se sintieron asustadas,
no hubo Jesús se desbordó la pena.
Un ángel con su voz como de quena
al verlas sorprendidas y cansadas
les hizo que revisen las entradas
y vieron la mañana con luz plena.
Jesús de Nazareth, crucificado
al tercer día, ya ha resucitado
les dijo el ángel. Todo se ha cumplido.
El cielo se vistió de primavera
con la luz de Jesús que es la lumbrera
y el mundo con su amor es nuestro nido.
