Vora, libro di poesie di Mara Venuto presentata dal poeta Fabio Petrilli, di Elisa Mascia

Foto cortesia di Mara Venuto



Prefazione di Vora
a cura di Giovanni Laera

Vora è una voce dialettale pugliese che significa ‘voragine, inghiottitoio’. Etimologicamente risale al latino vorare ‘inghiottire’, benché Rohlfs ipotizzasse addirittura, alla base del termine, la radice prelatina *vora. Tale voce forma curiose coppie minime con altri dialettismi: con la vura, ad esempio, parola con cui si indica in Puglia il misterioso folletto che conduce all’incubo; o con la vara, carro su cui vengono poste le statue o le immagini dei santi nel corso delle processioni. Sembra di entrare, anche solo articolando questi suoni, in una dimensione altra, un luogo nascosto alla vista dei più o, al contrario, ostenso, sciorinato; entro un sogno popolato dai mostri e dalle violente gioie dell’infanzia, e dal sangue dei santi. Mara Venuto dà ascolto, in questo libro, a quelle voci in grado di crepare il suolo, di farci letteralmente mancare la terra sotto i piedi, insegnandoci che è nell’ascolto – ancor prima che nella scrittura – il vero mestiere del poeta. Ci insegna, inoltre, che la poesia, quando sia venata dalla filigrana del ricordo, impone a chi scrive una spietatezza nei confronti di sé stesso: è impossibile tappare le orecchie con la cera, fuggire dal pericoloso canto del passato e del rimosso; è 8 vietato distogliere lo sguardo, per quanto l’orrore o la bellezza siano tali da risultare insopportabili. Il cuore della poeta e la qualità di cui esso è pregno, il coraggio, ci appaiono trasparenti come petali di lunaria; pure, resistono al male e palpitano come il sole di Taranto. Come parla, o meglio, come è parlata questa lucida voce poetica? Come illumina la voragine del ricordo, come impara a inerpicarsi – o discendere – lungo i tornanti del tempo? È una lingua, quella di Mara Venuto, affatto personale, riconoscibile eppure straniera («Essere lingua straniera / nella terra dove sono infilate le nostre ossa»), chiara eppure intimamente ambigua. Si pensi all’uso generalizzato dell’infinito che pervade i versi: non ha mai un intento iussivo, non covando tale voce alcuna aspirazione prescrittiva; né possiede un valore ottativo, immune com’è alla facile nostalgia o al rimpianto di desideri irrealizzati. No, l’infinito squadernato in questi versi è tanto più affascinante e poetico in quanto privo di soggetto, arguto medium che conferisce al dettato un’ambivalenza sia a livello semantico che sintattico, mezzo stilistico ma soprattutto esistenziale per poter discernere una traccia nel tempo: «Votarsi a un altare dentro il portone, / crescere passando sul lato opposto della strada / con gli occhi bassi davanti ai ricordi. / Non cedere più alla giovinezza»; «Nascere vecchia senza saperlo / lasciare i ricordi in utero, / restare informe creatura /sazia, arresa». Sembra quasi che l’autrice cerchi la verità che 9 soggiace al fondo di ogni vita per viam negationis. In tale indagine apofatica la negazione si fa freudianamente Verneinung, diventa cioè il tramite – e il tremito – con cui prendere coscienza del rimosso, accettarlo intellettualmente, affrancandosi infine dai limiti della rimozione. E questo affrancamento, questo autentico riscatto recano comunque le stimmate del lungo, periglioso viaggio che la voce ha dovuto affrontare: «La notte non vede più. / Spezza sotto le suole esseri viventi / o capri inanimati, / frammenti di insetti o ghiande /non può saperlo»; «non azzannare la coda / non cedere all’autolesione». Carica di destino, la poesia di Mara Venuto si offre come martyrion, insieme sacrificio e fedele testimonianza di un luogo e di un tempo resi paradossalmente indimenticabili dalla distanza. La lingua della città (per citare il titolo del libro che l’autrice ha pubblicato nel 2021) è qui tradotta nel lessico della caduta e dello sprofondamento, in cui l’esilio si impone come condizione biografica e, nel contempo, storica, in cui la stessa esistenza dell’io poetante è messa in dubbio dalla dolorosa disciplina dell’abbandono: «Dove siamo nati non è dove morremo»; «Sia negato l’accesso ai richiedenti asilo / nella casa abbandonata, / eden dove vanno tutte le croci»; «Non esiste più il luogo / e non esistiamo noi nel luogo». Nondimeno, una «memoria familiare» sopravvive allo sradicamento («si fanno talee dalle radici sepolte, / mai rassegnate all’esilio. / Viviamo altrove, era scritto»), senza tuttavia mai 10 obliterare le brutture del presente, come fa il buio con la bestia che avvelena Taranto, «una ragione per odiare» sì, ma con tutto l’amore del mondo. Viviamo altrove, ci suggerisce Venuto, ma anche in un altro tempo, un tempo non identificabile con quello in cui crediamo di essere vivi. Eliottianamente solo nel tempo i singoli istanti possono concedersi come ricordi, ed è nel tempo che avviene la convergenza di passato, presente e futuro: «L’attesa evoca l’origine / sepolta nei ricordi degli altri, / un’incarnazione lunghissima». Ci ricorda, questo tempo dilatato, quello dei versi di Dylan Thomas in cui la palla lanciata dal poeta quando era bambino non ha ancora toccato terra: «la misura del tempo è ferma alla calza del padre / piena di carta come un pallone». La culla, ciononostante, può trasformarsi in sudario, il piccolo corpo in un reliquiario di ossa comuni, l’anno e il giorno di nascita dell’autrice («Il giorno della mia nascita / rapirono Aldo Moro») in una «croce sul foglio del giornale», significativo epilogo della raccolta. Uno dei miti più antichi dell’umanità, di cui reca testimonianza già l’arte rupestre, narra che uomini e animali avrebbero vissuto insieme in armonia sotto il livello del suolo. In seguito, attraverso vore e fenditure di rocce, popolarono finalmente la terra: questo venire alla luce, però, avrebbe causato anche la nascita della morte, dapprima sconosciuta alle creature. La poesia di Mara Venuto è un mare in cui confluiscono archetipi junghiani e tracce di miti, confessione e 11 impegno civile, storia – insieme personale, familiare e collettiva – e inopinate epifanie. Giunta alla sua quarta raccolta poetica, Mara Venuto ci sembra pronta ad affermarsi come una delle autrici più interessanti della poesia italiana contemporanea. Ai lettori il compito di accogliere il dono di questa voce come un trasalimento.

*
Giovanni Laera, poeta e dottore di ricerca in Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Torino, è autore di diversi libri e articoli su lessico, onomastica e folklore nei dialetti apulo-baresi. È caporedattore di Avamposto. Rivista di poesia e collabora con incroci – semestrale di letteratura e altre scritture. Nel 2019 ha pubblicato Fiore che ssembe (Pietre Vive), la sua prima opera poetica; nel 2023 ha pubblicato la sua seconda raccolta Maritmie (Marco Saya Editore).




Biobibliografia di Mara Venuto:

Drammaturga, poeta e ghostwriter freelance, Mara Venuto è nata a Taranto, vive a Ostuni. Tra le sue pubblicazioni premiate: i monologhi teatrali Leggimi nei pensieri (2008), The Monster (2015, testo finalista al Mario Fratti Award 2014); le raccolte poetiche Gli impermeabili (2016), Questa polvere la sparge il vento (2019), La lingua della città (2021), Vora (2023).
Ha pubblicato numerose antologie di prosa e poesia, tra cui un ciclo di volumi al femminile; è inclusa in opere collettive di poesia, prosa e teatro; è presente in saggi critici dedicati alla poesia italiana femminile contemporanea. Sue poesie sono state tradotte e pubblicate in sette lingue in riviste letterarie e antologie internazionali. È stata ospite di Festival internazionali di Poesia, tra cui: IX Festival di Poesia Slava a Varsavia nel 2016; XV Festival Trirema e poezisë Joniane a Saranda (Albania) nel 2021; XXVI Festival Ditët e Naimit a Tetova (Macedonia) nel 2022; I Festival internazionale Takohemi në Jug di Ksamil (Albania) nel 2023.
Ha collaborato con note testate giornalistiche pugliesi, televisive, cartacee e online; si occupa di critica letteraria per riviste di settore, cartacee e online.
Ghostwriter ed editor, ha curato romanzi di grande successo per editori come Mondadori, Piemme, Edizioni Paoline.
Suoi testi teatrali originali sono stati rappresentati con successo di pubblico e critica e inseriti in cartelloni e rassegne nazionali. Collabora attivamente con numerose compagnie professionali e semi-professionali in qualità drammaturga e dramaturg, tra cui: Compagnia Res Extensa Danza Teatro Danza; Compagnia di teatro di salute mentale Teatro del mare; Compagnia A Sud del Racconto”; Compagnia 3D; Compagnia Voci del Mare).
Il suo dramma Faith, dedicato alla tratta per sfruttamento sessuale delle donne africane, è in traduzione a firma dei Professori Emeriti della Saint Thomas University della Florida, Elisabeth Ferrero e James W. Conley, e sarà pubblicato in doppia lingua nel 2024.


3 poesie tratte da Vora:

Dell’edicola votiva un colore resta impresso,
l’azzurro degli occhi, tanto piccoli e stonati
nella terra che giace al giallo.
Sotto la nicchia che nasconde tutto,
il corpo e il dubbio, l’amore e l’impulso di oscurare,
si aduna un cane di passaggio attorno a qualcosa.
Resta il vuoto umano in questo transito.


*

La vita del mare rimpicciolisce gli occhi,
nella luce si spegne la forza alle palpebre
di restare all’erta nella trincea.
Abbandonarsi alle guglie delle onde,
piccolissimi seni vederli sollevare dall’acqua
come noi da bambini
saltavamo per guardare lo spettacolo,
sapere cosa c’è dietro il muro,
la vita eroica.

*

Dalla tua finestra il mare non esiste,
affoga nell’inverno meridiano
rivelato dalla trasparenza.
Sopra i giardini della serra comune,
atterra in un verde aspro la strada provinciale.
Tutto è provinciale,
l’ambizione e il rancore,
nella pace del pomeriggio,
nel silenzio colante.
A fatica si naturalizza una memoria familiare,
si fanno talee dalle radici sepolte,
mai rassegnate all’esilio.
Viviamo altrove, era scritto.




Volumi in collana:
Pietro Romano, Feriti dall’acqua
Annalisa Ciampalini, Tutte le cose che chiudono
gli occhi
Rossella Renzi, Disadorna
Massimiliano Bardotti, La disciplina della
nebbia
Manuel Lantignotti, Vista parco
Biagio Accardo, Luce del più vasto giorno
Ezio Settembri, D’altra luce
Mara Venuto, Vora

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Pubblicato da elisamascia

Biografia di: Elisa Mascia Nata a Santa Croce di Magliano (Cb) nel 1956, vive a San Giuliano di Puglia (Cb). Insegnante, poetessa, scrittrice, declamatrice, recensionista, giurata in eventi culturali, manager culturale nel mondo. Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia nazionali ed internazionali ottenendo premi, attestati di partecipazione, meriti e menzioni d'onore. Nel luglio 2019 è stata pubblicata con “L'inedito Letterario” la prima raccolta di poesie della Silloge dal titolo “La Grattugia della Luna”. Ha partecipato a 8 edizioni del Premio Histonium, dal 2009 al 2019. Nel 2018 con la successiva pubblicazione della Silloge poetica Magiche Emozioni dell'Anima presentata quale strenna natalizia. Nel 2019 con la Silloge "Sogni Dipinti" di 10 poesie inedite ispirate a 10 dipinti del grande artista e poeta Erminio Girardo che ha ricoperto per lei il ruolo di maestro, segnando una svolta decisiva nell'attività di poetessa-scrittrice. Ha curato la traduzione poetica in italiano di alcune poesie del poeta , editor NilavroNill Shoovro. Da maggio 2019 ha partecipato all'intervista di febbraio 2020 e a molte Antologie tematiche, a oltre 50 numeri dell'Archivio mensile dei poeti OPA. Al libro di poesie "Savage Wind" pubblicato a settembre 2019 da "L'Inedito" del poeta Asoke Kumar Mitra ne ha curato la traduzione poetica in italiano. Da febbraio 2020 è membro fondatore di WikiPoesia. È cittadina della Repubblica dei Poeti e Dama dell'Ordine di Dante Alighieri. È stata co-conduttrice del programma En Alas del Fénix - collaboratrice di Radio Krysol Internazionale con video - declamazione di poesie proprie e di altri autori in italiano e spagnolo. Da febbraio a settembre 2021 ideatrice, organizzatrice e co-conduttrice del programma “Sentieri di vita” in onda su Radio Krysol Internazionale . Dal 2019: Voce al progetto Una voce del buio -e componente del gruppo del Teatro al buio - con Pietro La Barbera e da ottobre 2023 alla Co-conduzione del programma bilingue italiano-spagnolo "Alla ricerca della vera bellezza" in Restream e YouTube Autrice da San Giuliano di Puglia (Campobasso) Molise, del quotidiano online, del direttore Pier Carlo Lava, Alessandria today Magazine con oltre 600 articoli e Alessandria online. Da metà del 2023 collaborazione con il poeta Fabio Petrilli per la pubblicazione in Alessandria today di poeti da lui proposti Collabora con il periodista nicaraguense Carlos Javier Jarquin e coautrice di Canto Planetario. Coordinatrice Italia - Direttrice Eventi e Comunicazioni, Amministratrice dell'Accademia Albap. Membro della Writers Capital Foundation International e Coordinatrice dell'Italia del PILF: 2022-2023-2024 e PIAF 2022.- 2023, Responsabile della Biennale Hagiography Iconography International della Writers Capital Foundation International 2023, Autrice, Artista, Promotrice Culturale, Membro del Comitato Organizzatore dei Festival Panorama Internazionale Letteratura, Redattrice di www.writersedition.com "The Complete Magazine" - Italia Disegna e dipinge da Lezioni online del Maestro ceramista, scultore, artista plastico argentino Miguel Angel Guiñazu. Ha ricevuto, dal Movimento "Pacis Nuntii" - Argentina, l'Attestato e la Bandiera Universale della Pace che conferisce a chi la porta il carattere e lo spirito di Araldo e Costruttore della Pace Universale. È Dama dell'Arcobaleno nominata dalla prof.ssa Teresa Gentile. Nel luglio 2023 ha pubblicato il libro di poesie “Melodia d'amore ". - Facebook - Instagram - Twitter - YouTube - Pinterest

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