Per conoscere Poeti e poesie

” Il poeta Fabio Petrilli presenta il libro della poetessa francese Irène Duboeuf “
Alcune poesie in francese e italiano contenute nel libro Palpable en un baiser (Percettibile in un bacio)
Le choix
Des nuages d’oiseaux
éclatent dans le soir
une feuille brûle
dans les replis du temps
dans l’alchimie sacrée
d’une étreinte de feu
tu as encore le choix
entre les feuilles mortes
et l’éclosion inespérée
et incandescente des roses
La scelta
Nuvole di uccelli
esplodono nella sera
una foglia brucia
nelle pieghe del tempo
nell’alchimia sacra
d’un abbraccio di fuoco
puoi ancora scegliere
tra le foglie morte
e l’inaspettato e incandescente
sbocciare delle rose.
Sans tempo ni mesure
En écoutant Satie
1re gnosienne
Quand les lumières du soir veillent aux fenêtres
je viens à toi
accompagnée d’un air un peu triste, un peu fou.
C’est un air hors du temps
qui s’en va claudicant
sans tempo ni mesure
un air qui nous tutoie sans même nous connaître
hante nos pas
et d’une voix aimante semble parler de nous
Senza tempo né misura
Ascoltando Satie, 1ère gnosienne
Quando alle finestre vegliano le luci della sera
ti raggiungo
accompagnata da un’ aria un po’ triste, un po’ folle.
È un’aria fuori tempo
che se ne va claudicando
senza tempo né misura
un’aria che ci da del tu senza conoscerci
che segue tutti i nostri passi
e, con voce tenera, sembra parlare di noi.
Vertige noir
Après avoir lu I figli dei cani, de Enrico Marià
Vertige noir
sueur des mots d’ombre et de sang
un goût de sperme et de silence
que perce parfois le parfum d’une rose
et ce cri de mort ce cri d’amour
d’un enfant triste aux yeux de nuit
cherchant au fond de l’abîme
la vérité du soleil
Vertigine nera
Dopo avere letto I figli dei cani, di Enrico Marià
Vertigine nera
sudore di parole d’ombra e di sangue
un sapore di sperma e di silenzio
forato ogni tanto dal profumo di una rosa
e questo grido di morte ques
to grido d’amore
d’un bambino triste dagli occhi di notte
che cerca nel fondo dell’abisso
la verità del sole.
Bibliografia
Irène Dubœuf è una poetessa francese. È nata a Saint-Etienne e vive dal 2022 vicino a Valence (Drôme). Ha pubblicato le raccolte Le pas de l’ombre, Encres vives, 2008; La trace silencieuse, Voix d’encre, 2010 (Premio Marie Noël, Premio Amélie Murat e Premio Georges Riguet, 2011); Triptyque de l’aube, Voix d’encre, 2013 (Gran Premio di Poesia della città di Béziers); Roma, Encres vives, 2015; Cendre lissée de vent, Unicité, 2017 (finalista del Prix des Trouvères); Bords de Loire et Volcan, libri d’artista collezione Daniel Leuwers, 2019; Effacement des seuils, Unicité 2019; Un rivage qui embrase le jour, Éditions du Cygne, 2021; Palpable en un baiser, Éditions du Cygne, 2023.
Come traduttrice, collabora con riviste francesi, belghe e italiane e ha partecipato all’antologia Babel, stati di alterazione, di Enzo Campi, Bertoni Editore, 2022. Del poeta Amedeo Anelli ha pubblicato in francese: Neige pensée, Liberia Ticinum editore, 2020; L’Alphabet du monde, Éditions du Cygne, 2020, Invernale e altre temperature/Hivernales et autres températures, pubblicazione bilingue, Libreria Ticinum editore, 2022; Quatuors, Libreria Ticinum editore, 2023; Des voix enrobées de silence, Éditions du Cygne, 2023. Del poeta Luigi Carotenuto, ha pubblicato Krankenhaus suivi de Carnet hollandais et autres inédits, Éditions du Cygne, 2021.
Le sue poesie sono tradotte in italiano, spagnolo, arabo e cinese e pubblicate, in Italia, sul sito del Presidio Poetico APS e nelle riviste Poeti e Poesia, Le voci della luna, l’EstroVerso, Il Notiziario dell’Academia internazionale d’Arte Moderna di Roma, La Repubblica. Nel Perù, sono presenti nella rivista Kamestas, e, in Cina, in Panorama of Chinese Nationalities.
Parecchie sue poesie hanno suscitato composizioni musicali: quelle di Bruno Lucenti (Francia), Alexander Papas (Grecia), Christian Romaric (Francia) e Luigi Carotenuto (Italia). Quest’ultimo definisce la sua poesia come segue:
« Lo sposalizio dei quattro elementi, la verginità dello sguardo, la delicatezza nel porgere accostamenti semplici e arditi al tempo stesso, attraverso metafore, similitudini, immagini nutrite di simbolismo. Come in una biblica lotta con l’angelo, la poesia di Irène Dubœuf ingaggia una strenua, coraggiosa, lotta con il visibile e l’invisibile, un dialogo a volte placido altre impetuoso, alla maniera del fiume che straripa dagli argini. Emozione e pensiero, sentimento e azione, immobilità e frenesia, nel divenire filosofico e sapiente dei suoi versi, trovano e lasciano spazio anche al silenzio della pagina, all’ascolto di chi legge, al respiro della poesia che lascia vuoti pieni di luce, in cui ogni riga, parola, pausa, diventano estatica contemplazione del mondo ed esperienza conoscitiva sempre nuova, crocevia di incontri col numinoso. » (scritto per la Feria del Libro Cartagena de Indias, 2021)
Sito dell’autrice: https://irene-duboeuf.jimdofree.com

Irène Dubœuf, Palpable en un baiser
Amedeo Anelli (recensione pubblicata in Il Cittadino, 6 luglio 2023)
Sono questi della Dubœuf versi di estrema eleganza con un senso vivo degli affetti e della natura, in un’unione stretta fra materiale e immateriale. «Al riparo dal mondo / nei giorni indocili / che nulla viene a spegnere / nemmeno la notte / ogni cosa si misura alla sua lentezza». La trama del sensibile e del mentale si fondono in immagini levigate mosse e contrastate dalla meditazione e dal ricordo dal tema della presenza e dell’abbandono, della presenza nell’abbandono. «Nell’oratorio / segreto / della poesia / l’aria brucia in silenzio / passo dopo passo / scrivo / sempre più vicino a te. // Sai che la pelle delle parole // freme sotto le mie dita?». Anche la materia amorosa messa in filigrana assume una dimensione metafisica: fra visibile ed invisibile, fra padronanza e spossessamento, fra essere e nulla, tipica della tradizione di appartenenza. «Nelle nostre montagne / fiorisce d’estate la primavera / il passare dei giorni / avvolge il tempo in petali di rose. // Qui hai fatto un patto con la terra. / In cambio lei ti lascia intravedere / il volto delle cose». Alla terrestrità di ciò che è terreno si uniscono poi empiti di silenzio, una rilkiana rinascita delle cose e dell’umano nell’immagine. Netto è anche l’uso delle temporalità, che nella stratificazione assolutizzano la perennità degli affetti, una perennità che s’invera nella carnalità dell’immagine, un’eco come in Hölderlin e in Rilke della poesia come inveramento e fondamento della realtà, di contro alla nullità del mondano e della chiacchiera. Ed infine “Vivere”: «Sostanziale, il sogno, / diafano e leggero come la nebbia / in riva ai fiumi / nelle mani dell’inverno, / perché sognare è vivere / senza possedere nulla / amare nel clamore del silenzio».
Irène Dubœuf, Palpable en un baiser (Percettibile in un bacio), Editions du Cygne (2023), pp. 60 – € 10,00.
Irène Dubœuf, Palpable en un baiser
Amedeo Anelli
De ces vers d’Irène Dubœuf, d’une extrême élégance, émane un sens aigu des sentiments et de la nature, dans une étroite union entre matériel et immatériel « en retrait du monde / dans des jours indociles / que rien ne vient éteindre / pas même la nuit / chaque chose se mesure à sa lenteur ». Les fibres du sensible et du mental se fondent dans des images lissées, mouvantes et contrastées par la méditation et le souvenir, le thème de la présence et de l’abandon, de la présence dans l’abandon. « Dans l’oratoire / secret / du poème / l’air brûle en silence / pas à pas / j’écris / au plus près de toi. // Sais-tu que la peau des mots // frissonne sous mes doigts ?» Même la matérialité émotionnelle présente en filigrane prend une dimension métaphysique : « Dans nos montagnes/ le printemps ne fleurit qu’en été/ les jours passent/ enveloppant le temps de pétales de roses. // Ici tu as passé un pacte avec la terre. / En échange, elle te laisse entrevoir / le visage des choses ». À la matérialité du terrestre vient s’unir, dans les images, le souffle ardant du silence, une renaissance rilkienne des choses et de l’humain. De même l’usage des temporalités qui, dans la stratification, rend absolue la pérennité des affects, une pérennité qui prend vie dans la dimension charnelle de l’image, un écho, comme chez Hölderlin et chez Rilke, de la poésie en tant que véracité et fondement de la réalité, à l’encontre de la vacuité du snobisme et du bavardage. Et enfin “Vivre” : «Substantiel, le rêve, / diaphane et léger comme la brume / au bord des fleuves/ dans les mains de l’hiver, / parce que rêver c’est vivre / sans rien posséder / aimer dans la clameur du silence».



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