Dalla Silloge poetica “Potevo dirtelo soltanto così” leggiamo tre poesie

Potevo dirtelo soltanto così
Giulia Sonnante
Stralcio della Prefazione di
Ivano Mugnaini
Le poesie di questo libro erigono ponti e tracciano strade. Soprattutto tra luoghi, tempi e persone che a rigor di logica non sarebbero collegabili, non dovrebbero avere, per le leggi della fisica, punti di connessione. La poesia però non si cura della logica e la fisica la trasforma, la crea e la distrugge, la distrugge e la ricrea ex novo. In “Potevo dirtelo soltanto così”, la prima traccia di questa “dislocazione” è rilevabile a partire dal titolo. Per riuscire a esprimere qualcosa che non si potrebbe e/o non si dovrebbe dire, è necessario spostare l’asse semantico (e di conseguenza l’asse del mondo, l’intero pianeta minuscolo, immenso e immensamente complesso chiamato Terra). Il tutto senza avere la forza di Atlante, re della Mauretania che per primo rappresentò il mondo per mezzo di una sfera e per questo motivo si diceva che portasse il cielo sulle spalle. Un poeta sa di non poter sostenere tale peso; sa che basta un granello di sabbia a schiacciare il suo universo. Ma, sa altrettanto bene, il poeta, che non può fare a meno di modificare le leggi di ciò che dovrebbe restare immodificabile ed inesprimibile. Perché ciò che sente di dovere esprimere rappresenta tutto ciò che ha e tutto ciò che è. Di conseguenza fa ricorso a un trucco: nell’atto di ammettere di non potere dire in realtà dice tutto, andando oltre i muri e il filo spinato di ogni secolo, di ogni guerra, di ogni odio, di ogni silenzio. Il trucco correlato, anch’esso fondamentale, è espresso da Giulia Sonnante nel sottotitolo della raccolta “Poesie tra le righe”. Un po’ come alludere, come in una sciarada, a ciò che non si vede con uno sguardo immediato, un po’ come l’inchiostro usato da antichi cospiratori, quelli che si scambiavano frasi in codice che i nemici e i carcerieri non dovevano essere in grado di decifrare. Accade allora, nella poesia della Sonnante, che la “metafora” non sia soltanto una tecnica, ma sia l’essenza della poesia stessa, la trasposizione dall’indicibile in direzione dell’esprimibile, la trasformazione dell’impossibile nel possibile. Nell’ambito di ciò che si colloca “tra le righe”. Ma in fondo, in poesia (e forse non solo in poesia) ciò che si colloca e ha vita tra le righe è tutto. È il tutto.
Tratto da: Nota di Antonella Vairano
Credo che la poesia abbia bisogno solo di pane e di uomini che hanno benedetto il cuore, e nella poesia della Sonnante trovo intera la densità della vita e dell’amore e l’anima non si distrae mai.
La natura della scrittura è sismica pur lasciando le ‘cose’ immobili, e la resa tra ragione e passione, che spesso emerge dai versi, è solo apparente, poiché altro non è che vitalismo vigorosissimo, di parole che sanno guardare l’universo con il coraggio degli eroi e con la probità degli umili che sanno costruire solidamente senza vanti e promesse.
3 Poesie (tratte da Potevo dirtelo soltanto così – poesie tra le righe – Talos Editore, Cosenza, 2023)
Notturno
Ti amo così
appena voltato l’angolo.
Sono forme primordiali di vita,
atomi aggregati
in un liquido viscoso
notturno.
Ma io voglio davvero aiutarti
nella dura battaglia, darti il fianco
far perire il brando al brandir la lama.
C’è troppo vento e stanche ossa
per restar ritti.
Ma guerriero inetto sono che
si ripara dietro sé stesso.
Poi la sera arriva,
se tu sapessi
ascoltarla come la sento io!
Dimmelo. T’infurieresti.
Ginocchio nell’incavo del ginocchio
braccia chiuse sul cuore ed io che
dimentico il mio nome e ritrovo
il tuo.
Le luminarie
Voi, se avete qualcosa,
uscite a veder le luminarie che
sono sempre tristi.
Come sono le reti dei pescatori?
– domandava Pablo Neruda –
Tristi, rispondeva il postino.
Così io, le luminarie sono tristi,
sbavano luce
dagli angoli della bocca
perché non possono piangere.
Ed allora, tornate indietro
ripercorrendo la stessa via
rasentando lo stesso muro
nelle vostre giubbe
di piuma d’oca.
Non potete reggere
il peso delle luminarie e
l’aria è gelida
sulle tempie rasate.
Ed io, poi, un’altra volta,
poserò la guancia
sul cuscino
bianco come i bambini che
non sono stati
alla festa.
I girasoli
Non voglio che tu legga
le mie poesie,
me ne vergogno.
Ed hai sorriso dicendomi che
è vero, vorremmo che
nessuno mai le leggesse.
Che giocassero, libere e scabre,
ma nel cortile dabbasso
o nell’atrio sinistro
del cuore.
Vorremmo metterle a riparo
da brucianti venti e glaciali soli
nell’ignoto viaggio d’andata.
Ma io, no.
Vorrei sentissero
gelidi fragorii sul dorso nudo,
vorrei soffiassero
al sole di luglio, persiane
serrate e livide del pomeriggio.
Vorrei perdessero briciole
dalla bocca smodata e
debordante di risa,
vorrei fossero rovesciate
e amate lì, sopra un letto d’alba.
Vorrei corressero così forte
da sciogliere tutti i versi come lacci,
le parole come stretti gambali,
i punti come fermagli e
le paure come fosse.
Vorrei guardassero
ogni volta
negli occhi come girasoli
di fronte
a qualunque sole.
Breve Biografia
Giulia Sonnante (1973) vive a Castellana Grotte, cittadina del sudest barese, nota per le sue incantevoli grotte di origine carsica.
Anglista, traduttrice e counselor, traduce testi dall’inglese e dal francese nel registro psicologico e/o letterario.
Scrive sul Blog Circolo letterario Vento Adriatico, ideato da Antonella Vairano.
“Potevo dirtelo soltanto così – Poesie tra le righe” edita da Talos Edizioni, Cosenza, 2023, è la sua prima raccolta poetica.


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