Recensione del racconto “Giovanni il bizzoco” di Antonio de Curtis a cura di Elisa Mascia

Recensione.
L’autore, Antonio De Curtis, esplica una descrizione dettagliata nel racconto di “Giovanni il bigotto” del mondo materiale e della spiritualità unica nel genere “sui generis” del protagonista Giovanni ed è come se il lettore /trice lo avesse conosciuto personalmente nonché avesse visitato quei luoghi tanta è la minuziosità di particolari recepiti e l’aver usato lemmi specifici del territorio ove si svolge la vita del cosiddetto “bigotto”.
Era persino punto di riferimento della gente del paesino per i prodotti genuini che produceva accuratamente nel suo orto nonostante fosse schivo e in disparte da tutti. Uomo molto umile e rispettoso.
Non sorrideva mai, molto devoto, fervido credente, solitario, viveva ai margini del paese.
Non luminosa la sua angusta dimora così come poca o alcuna luce sprigionava il suo ombroso carattere però dinanzi al quadro della Madonna delle Grazie lume sempre acceso.
Si evince il dualismo di luce e ombra del singolo e che poi nel suo lavoro Giovanni riesce ad essere uomo di condivisione, dal cibo alla fatica del duro lavoro quotidiano.
La preghiera era il punto di forza soprattutto la sera prima di dormire e soltanto lui raccomandava la sua anima a San Francesco e a Gesù affinché la custodissero durante il sonno.
Questo racconto è
ricco di scene e di presentimenti vissuti con partecipazione emotiva non da spettatore e chi legge rimane coinvolto nelle parole che travolgono l’animo e la mente fino ad accompagnare Giovanni al dolce trapasso nella luce della fede, della Madonna, dell’amore materno e della passione pura per la sua amata Nunziatina che l’accolgono in cielo tendendo la sua mano dedita al Santo Rosario e un sorriso abbozzato sulle labbra chiuse per sempre.
Grazie infinite per le grandi emozioni trasmesse all’autore.
Elisa Mascia
15-4-2018
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